Micro-influencer

Foto di Annie Spratt per Unsplash

Oramai è evidente: il valore di un influencer non è dato dal numero di follower, ma dal rapporto che riesce a creare con il suo pubblico.

Da una ricerca condotta da Markerly, su un campione di 800.000 utenti Instagram con almeno 1000 follower, è emerso un dato interessante: maggiore il numero di follower presenti in un profilo, minore il tasso di engagement. Al contrario, secondo lo studio i profili con circa un migliaio di follower mostrano circa l’8% di engagement in più, rispetto ad influencer con ben altri numeri. Percentuale da non sottovalutare.

In generale, le campagne che fanno affidamento sui micro-influencer ricevono il 60% in più di engagement e presentano un tasso di conversione maggiore del 22%, rivelandosi senza alcun dubbio la soluzione più conveniente per le aziende.

La chiave del successo sta nelle ristretta ma fedele audience: avere un numero non eccessivo di follower, porta a creare con questi un livello di familiarità e stima.

Ecco qualche piccolo consiglio se intendi integrare i micro-influencer all’interno della tua strategia di Digital Marketing.

Ascolta

Micro-influencer: ascolta la rete

Chi? La rete, ovvio.

Prendi nota di tutte le persone che parlano del tuo brand: tra queste potrebbe esserci il micro-influencer che fa al caso tuo. Se così fosse, preparati ad agire.

Se ti approcci per la prima volta, evita un tweet o un commento su Facebook: si tratta di un contatto sterile che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe persino essere ignorato. Meglio optare per un messaggio privato o, se possibile, una mail diretta.

Oltre al consueto chiacchiericcio su Internet, sarebbe buona norma ascoltare anche il tuo stesso influencer.

La conversazione che instaurerai dovrà essere non solo produttiva, e in quanto tale portare benefici ad entrambi, ma sincera: il rapporto lavorativo che intendi portare avanti deve basarsi sul reciproco rispetto e sulla fiducia.

Non solo un veicolo promozionale dunque, ma un collaboratore.

Il micro-influencer sarà inoltre più propenso a collaborare con te, se sarai disposto a supportarlo a tuo volta. Come? Anche solo prendendo parte alle sue conversazioni.

I modi migliori per ascoltare il vocio su Internet sono due:

  • Google Alerts, soluzione a bassissimo budget con cui, inserendo il nome della tua azienda, potrai rimanere aggiornato su quanto si dice su di te;
  • Talkwalker, suite professionale prediletta dagli esperti di Web Reputation e Social Media Listening.

Chi cerca trova

Cerca il giusto micro-influencer

Foto di Jason Wong per Unsplash

Il più delle volte, soprattutto se sei una piccola realtà, dovrai scovare da te l’influencer giusto per i tuoi obiettivi.

Qualche dritta:

  • limitati alle persone che trattano argomenti legati al prodotto che intendi sponsorizzare;
  • il numero di follower deve aggirarsi tra i 1000 e i 10.000 (o comunque non superare la fatidica soglia dei 100.000);
  • dai un’occhiata all’audience: prendi nota del tipo di pubblico a cui si rivolge e verifica se questo potrebbero essere interessato a ciò che intendi vendere.

Anche in questo caso puoi fare affidamento su alcune piattaforme che possono darti una mano nell’impresa.

In primis Buzzsumo, senz’altro la soluzione più completa ed efficace. Potresti anche provare Famebit ma, in questo caso, il funzionamento è leggermente diverso: posti la tua campagna e aspetti che siano gli influencer a farsi vivi. Alternativa fai da te per sondare il popolo dei social network, è Socialmention: inserisci il nome del tuo brand o prodotto e vedi come se ne parla sui social.

Micro-influencer e contenuti sponsorizzati

Micro-influencer: attenzione ai post sponsorizzati

Tema delicato: i post sponsorizzati da micro-influencer sono incredibilmente utili, ma possono rappresentare un’arma a doppio taglio.

Per chiarire meglio, i post sponsorizzati possono essere di due tipi: articoli a pagamento o recensioni di prodotti forniti gratuitamente.

In entrambi i casi, la parole chiave è trasparenza.

L’influencer deve far presente fin da subito che ciò che ha pubblicato è un post sponsorizzato, pena la perdita di fiducia dei follower. Deve inoltre essere chiarita l’imparzialità di tale sponsorizzazione: per l’influencer si tratta di una necessità per non incorrere, come detto, in un fuggi fuggi di follower dal proprio profilo. E tu, come azienda, non potrai fare altro che appoggiare tali scelte (le male lingue si diffondono in fretta).

La linea d’azione, quando si tratta di post sponsorizzati, deve essere ben studiata. Prima di iniziare la collaborazione, se possibile, dai uno sguardo a come l’influencer ha trattato questo tipo di contenuti prima.

Per finire

Grazie al contatto diretto e genuino con la propria audience, i micro-influencer stanno prendendo il sopravvento rispetto ai ben più famosi (e pagati) macro-influencer. 

Anche se il loro impiego nella tua strategia richiederà impegno e lavoro, l’impatto sarà notevole e duraturo: incorporare queste figure darà senz’altro i suoi frutti.

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