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I social media sono costantemente nell’occhio del ciclone.

Accuse di interferenze straniere nelle elezioni, massicce violazioni di dati, preoccupazione crescente circa i contenuti inseriti all’interno delle piattaforme,… Questi sono solo alcuni dei problemi che, da qualche tempo a questa parte, affliggono i social media.

Diamo un’occhiata agli sforzi compiuti da Facebook, Instagram e Twitter nell’affrontare tali problematiche.

Privacy

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Il concetto di privacy non è certo nuovo, ma con lo scandalo di Cambridge Analytica, è diventato quanto mai un argomento scottante. A maggior ragione se messo in relazione al mondo dei social media che, quotidianamente, hanno a che fare con i dati di milioni e milioni di utenti.

Dopo quanto accaduto a Facebook, pare quasi che gli utenti si siano d’improvviso accorti del valore dei propri dati acquisendo la consapevolezza che questi venivano (e vengono tutt’ora) venduti agli inserzionisti per la distribuzione di annunci sempre più mirati. Le persone, ora più che mai, vogliono sapere esattamente quali informazioni vengono condivise e con chi.

Come risultato, Facebook ha deciso di sottrarsi dal ruolo di broker di dati e ha spinto gli inserzionisti a sviluppare relazioni dirette con i fornitori di dati di terze parti. Il risultato? Un evidente senso di frustrazione per marchi e aziende che fino ad ora avevano fatto pieno affidamento alla piattaforma.

Sia chiaro, il gesto non ha alcun impatto reale sul modo in cui vengono utilizzati i dati degli utenti. Facebook tuttavia doveva pur sempre prendere delle misure drastiche per ripulirsi l’immagine all’alba di uno degli scandali più di rilievo della storia dei social media.

Dopo i fatti riguardanti Cambridge Analytica, Facebook è stata multata per 500,000£ (l’importo massimo consentito) dall’organo di controllo dati britannico per le violazioni del Data Protection Act. Ma, se la violazione si fosse verificata dopo l’entrata in vigore del GDPR, la multa sarebbe stata molto vicina ai 2 miliardi di sterline.

Mark Zuckerberg ha dichiarato che gli investimenti in fatto di sicurezza e protezione della privacy saranno ingenti e che questo, con ogni probabilità, influenzerà la redditività e la crescita della piattaforma. Non a caso, il secondo quadrimestre del 2018 ha visto un calo sia delle entrate che degli utenti iscritti. 

Facebook non è solo un social media ma un vero è proprio business e come tale ha come obiettivo principe quello di generare profitti. Tutti i segnali lasciano comunque intendere che la questione della privacy abbia acquisito maggior importanza in quel di Menlo Park. Per fortuna, aggiungeremo noi.

Fake News

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Puoi davvero credere a quanto vedi nei social?

La proliferazione di fake news in concomitanza con le elezioni americane del 2016 ha messo in luce un problema chiave dei social media.

Clickbait e bot sono problematiche di vecchia data ma, non appena è stato evidente che questi biechi sotterfugi sono stati persino in grado di influire sul processo democratico di una delle nazioni più potenti della Terra, tutte le principali piattaforme social hanno deciso di correre ai ripari.

A questo proposito, sia Facebook che Twitter hanno imposto delle regole molto più rigide riguardo gli annunci a sfondo politico, compresa la targetizzazione riservata agli inserzionisti che operano per conto dei candidati politici. Tali figure infatti, prima di pubblicare un’inserzione, devono identificarsi e dimostrare di essere residenti nel Paese di interesse. Ai cittadini è dunque preclusa la possibilità di indirizzare questo tipo di pubblicità in paesi diversi da quello di residenza.

Per tornare al problema delle fake news sui social media, negli ultimi mesi abbiamo assistito alle pulizie interne di Twitter. Nel tentativo di ripulire la propria reputazione dal danno arrecato da account falsi e troll, la piattaforma ha rimosso il 214% di profili “spam”. Allo stesso tempo, ha eliminato definitivamente tutti gli account bloccati.

Inoltre, per ridurre al minimo l’attività dei bot, sono state disattivate app come Tweetbot e Twitterific. Ciò ha impedito di fatto l’invio di post simultanei con contenuti identici da più account (una delle pratiche più usate dagli spammer).

Con queste mosse Twitter rivela tutta la sua intenzione di far si che il coinvolgimento sulla sua piattaforma sia promosso da persone reali e non da macchine.

Benessere digitale

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Sono numerosi gli studi che analizzano l’impatto dei social media sulla salute mentale delle persone. Possono infatti avere un’influenza negativa sull’autostima e sulle relazioni personali, e diventare terreno fertile per il bullismo.

Secondo un sondaggio del Pew Research Centerla maggior parte delle persone visita quotidianamente le piattaforme social, mentre sarebbero in un numero altrettanto consistente le persone che vi accedono più di una volta al giorno.

Può sembrare un controsenso che i social media facciano in modo che gli utenti spendano meno tempo al loro interno, ma d’altronde è la società che lo impone e i social non possono che adeguarsi.

Facebook ha di recente aggiunto una funzione che consente agli utenti di verificare quanto tempo trascorrono al suo interno ogni giorno. Instagram d’altra parte ha implementato una notifica che incoraggia le persone a fare una pausa di tanto in tanto dallo scrolling senza fine.

Anche se non appartenenti alla categoria social media, è d’obbligo far notare che anche Apple e Google abbiano integrato, nei loro sistemi operativi mobile, delle funzionalità che mirano ad aiutare le persone a gestire al meglio il loro utilizzo.

Politiche di revisione dei contenuti

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Anche i contenuti cui sono sottoposti gli utenti sui social media potrebbero esser dannosi. Un recente documentario di Dispatches ha infatti messo in luce le pessime politiche di Facebook nella moderazione dei contenuti inseriti sulla piattaforma.

È una tematica scottante, quella della regolazione di contenuti. Si tratta infatti di impedire al minimo l’incitamento all’odio e la diffusione di materiale violento, pur consentendo la piena libertà di parola.

Ma Facebook non è l’unico a combattere l’impari battaglia. Solo nel quarto trimestre 2017, YouTube ha rimosso 8 milioni di video che promuovevano atteggiamenti violenti ed estremisti.

Con così tante zone grigie, quello della moderazione e revisione dei contenuti non è certamente un lavoro facile. Tuttavia, la sensazione è che la scusa di voler promuovere a tutti i costi sui social media la libertà di parola non durerà a lungo, visto il proliferare di certi tipi di contenuti. Facebook in particolare ha ancora molto da fare per ripulire il suo News Feed e renderlo uno spazio davvero sicuro.

Social media e l’era del risveglio

Le piattaforme social hanno il dovere di proteggere i milioni di utenti che ogni giorni trascorrono al loro interno ore e ore delle proprie vite.

Fino ad ora ci sono stati troppi casi in cui i social media sono riusciti a sottrarsi da queste responsabilità. Da qualche tempo a questa parte però stiamo assistendo ad un’era del risveglio, un periodo in cui sono gli utenti stessi ha richiedere maggiori tutele.

Possiamo solo sperare che tutto ciò porti a qualcosa, e che il mondo dei social media diventi uno spazio sicuro e meno soggetto agli interessi delle grandi aziende che li governano.

Fonte: MarketingLand 

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