308views

Google si censura per tornare in Cina

Secondo quanto riportato dal magazine online The Intercept, Google sta pianificando di lanciare una versione censurata del suo motore di ricerca in Cina. Questo, oscurerà i siti web presenti nella lista nera del governo e determinati termini di ricerca, relativi in particolare a diritti umani, democrazia, religione e proteste.

Da una serie di documenti interni, il progetto, nome in codice Dragonfly, è in lavorazione dalla primavera dello scorso anno. Nel dicembre 2017 avrebbe tuttavia subito una forte accelerazione, a seguito dell’incontro tra il CEO di Google, Sundar Pichai, e un alto funzionario del governo cinese.

I programmatori e gli ingegneri Google hanno creato un’app Android personalizzata, le cui versioni sono state denominate “Maotai” e “Longfei”.

L’applicazione è già stata mostrata al governo cinese e potrebbe essere lanciata nel Paese nei prossimi 6-9 mesi.

La portata della censura in Cina

Google si censura per tornare in Cina

Foto di Wu Yi per Unsplash

Al momento, la maggior parte degli utenti in Cina non può accedere al servizio di ricerca di Google poiché bloccato dal cosiddetto Grande Firewall. L’app di Google rispetterà le severe leggi sulla censura presenti nel Paese, e limiterà l’accesso a contenuti considerati pericolosi dal regime del Partito Comunista di XI Jinping.

Il governo cinese blocca oramai da tempo ogni informazione a proposito di oppositori politici, libertà di parola, sesso, notizie e studi accademici. Vieta l’accesso a siti web che trattano del massacro di piazza Tiananmen (avvenuto nel 1989) e qualsiasi riferimento all’anticomunismo. Proibite anche le menzioni ai libri che ritraggono negativamente i governi autoritari, come 1984 e La Fattoria degli Animali di G.Orwell. In Cina sono anche censurati tutti i social media occidentali (come Facebook e Instagram), così come i siti di alcune delle più importanti testate americane (come New York Times e Wall Street Journal). Il divieto è esteso persino alla grande enciclopedia libera di Wikipedia.

Come funzionerà l’app Google

Google si censura per tornare in Cina

Stando ai documenti studiati da The Intercept, il nuovo motore di ricerca Google identificherà e filtrerà automaticamente i siti web bloccati dal Grande Firewall.

Se una persona dovesse usare il motore di ricerca per accedere a tali portali, troverà visualizzato sullo schermo un disclaimer in cui si afferma che “alcuni siti sono stati rimossi in quanto non conformi ai requisiti di legge”. L’app consentirà inoltre di oscurare determinate query di ricerca, considerate sensibili.

Non è chiaro se Google lancerà anche una versione desktop della sua piattaforma rivisitata per il mercato cinese. Per ora, l’azienda è focalizzata unicamente sull’app per Android.

Secondo i ricercatori, più del 95% delle persone che accedono ad Internet in Cina, utilizzano i dispositivi mobile. Android sarebbe inoltre di gran lunga il sistema operativo mobile più popolare del Paese, con oltre l’80% della quota di mercato.

Quali implicazione avrà la decisione di Google di accettare il regime censorio?

Google si censura per tornare in Cina

Patrick Poon, ricercatore presso Amnesty International, ha dichiarato che la decisione di Google di rispettare la censura in vigore in Cina sarebbe “un grave disastro per l’era dell’informazione”.

Questo ha implicazioni molto gravi non solo per la Cina, ma per tutti noi, per la libertà di informazione e la libertà di Internet” ha affermato Poon. “Il più grande motore di ricerca al mondo che obbedisce alla censura in Cina è una vittoria per il governo cinese. Invia il pericoloso segnale per cui nessuno può prendersi la briga di sfidare la censura imposta dal governo.”

Un passo indietro

Google si censura per tornare in Cina

Foto di Ken Lawrence per Unsplash

Tra il 2006 e il 2010, Google ha portato in Cina una versione censurata del suo motore di ricerca affrontando le critiche severe del governo degli Stati Uniti.

Durante un’udienza del Congresso del febbraio 2006, incentrata sulle attività delle aziende tecnologiche americane in Cina, Google venne persino additata come “funzionario del governo cinese”.

Le polemiche divennero troppe e ingestibili per Google che, nel marzo 2010, annunciò il ritiro del suo servizio di ricerca dal mercato cinese. Sergey Brin, co-fondatore di Google nato in Unione Sovietica, dunque con esperienze di vita sotto un regime repressivo, confidò che la decisione avrebbe contribuito a “creare un Internet più aperto”.

Da allora, tuttavia, la censura e la sorveglianza in Cina sono diventate ancor più pervasive.

Nel 2016, il governo ha approvato una nuova legge sulla sicurezza informatica che, secondo l’organizzazione non governativa per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch, “rafforza la censura, la sorveglianza e altri controlli Internet.”

Il governo starebbe usando nuovi sistemi per monitorare Internet, a causa del sempre maggiore uso di tecnologie in difesa della privacy adottate dalla popolazione.

Il cambiamento di Google

Google si censura per tornare in Cina

Nel frattempo, anche la struttura e la leadership interna di Google sono cambiati.

La Cina ha ora più di 750milioni di utenti Internet, equivalenti all’intera popolazione europea. Rappresenta insomma un flusso di entrate potenzialmente enorme per la grande G. Che sia questa la ragione principale della riappacificazione di Google con la Cina?

In una conferenza risalente al giugno 2016, l’attuale CEO di Google, Sundar Pichai, ha chiarito le sue intenzioni. “Mi interessa servire gli utenti in ogni angolo del globo. Google è di tutti. Vogliamo essere in Cina al servizio degli utenti cinesi.”

Google e Cina: la situazione attuale

Google si censura per tornare in Cina

Foto di Holger Link per Unsplash

Secondo fonti interne, a dicembre 2017 Pichai si è recato in Cina e ha partecipato ad un incontro privato con Wang Huning, figura di spicca del Partito Comunista e principale consulente per la politica estera del Presidente Xi.

Lo stesso mese, Google ha annunciato l’apertura di un centro di ricerca incentrato sullo studio dell’Intelligenza Artificiale a Pechino. A seguire, nel maggio 2018, il rilascio di un’app dedicata alla gestione dei file, ad uso esclusivo degli utenti cinesi. Lo scorso mese, a luglio, Google ha lanciato il gioco “Guess The Sketch” su WeChat, popolare piattaforma di messaggistica cinese.

Il finale sarebbe il lancio della nuova app di ricerca, il progetto Dragonfly appunto. I tempi di rilascio dell’applicazione dipenderanno da due fattori principali:

  • l’approvazione da parte del governo cinese;
  • la fiducia che Google ripone nei confronti della sua app (riuscirà ad offrire un servizio migliore di quello proposto del suo principale concorrente, Baidu?).

Non è noto quando la società otterrà l’approvazione di Pechino a causa dell’intensificarsi della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Tuttavia, il personale Google addetto al progetto sarebbe pronto a lanciare l’app anche con brevissimo preavviso.

You may also like

Condividi!