Implicazioni del GDPR sui social

Manca pochissimo. Il prossimo 25 maggio entrerà in vigore in Europa il GDPR (General Data Protection Regulation), la nuova regolamentazione in materia di privacy, che si ergerà in difesa dei cittadini e avrà come scopo ultimo quello di proteggere i dati sensibili di tutti gli utenti.

La normativa andrà ad intaccare, in maniera diretta, il modo in cui tutti i business raccolgono ed utilizzano i dati dei consumatori.

In cosa consiste 

Ma cos'è il GDPR?

Quello della protezione della privacy è diventato un argomento scottante: dopo i fatti di Cambridge Analytica che hanno coinvolto Facebook (ne ho parlato qui), sembrerebbe che la maggioranza dei cittadini si sia improvvisamente resa consapevole dell’importanza dei dati inseriti nel Web e, in particolar modo, nei social.

Le nuove leggi europee cascano proprio a fagiolo, facendosi carico dell’onere, non solo di proteggere i dati dei consumatori, ma anche di renderli più responsabili e consapevoli (si spera) in materia di protezione della privacy.

Con l’arrivo del GDPR, le aziende dovranno spiegare in che modo i dati verranno raccolti a fini di marketing, chiedere un permesso specifico per tale raccolta ed offrire la possibilità di avere informazioni dettagliate in proposito. L’utente sarà in grado di non accordare il permesso o di ritirarlo successivamente, oppure di applicare delle restrizioni sulla condivisione dei dati.

Coloro i quali non saranno in linea con la nuova normativa incorreranno in una penale di 20milioni di Euro oppure dovranno sborsare il 4% del reddito percepito in un anno.

Le conseguenze sui Social Media

GDPR e Social Media

Foto di NordWood Themes per Unsplash

Il sistema di advertising legato ai Social Media raccoglie ed utilizza i dati dei consumatori (segue anche i suoi movimenti all’interno dei siti) per offrire agli inserzionisti la possibilità di colpire nello specifico il target interessato.

Con la normativa GDPR, se vorrai utilizzare i dati dei tuoi utenti o tracciarne il comportamento, sarai obbligato a chiedere il consenso specifico. In particolare dovrai:

  • mostrare una richiesta di consenso il più chiara possibile e che non lasci spazio a speculazioni e interpretazioni;
  • fornire all’utente la possibilità di accettare o rifiutare la tua richiesta (così come di ritirare il proprio assenso in qualunque istante), senza arrecare alcun tipo di condizionamento;
  • spiegare in che modo i dati verranno raccolti e per quali fini, in maniera specifica e particolareggiata.

Attenzione: la scelta della persona deve essere esplicita. Il non fare nulla non vale come forma di tacito assenso!

Facebook

Occhi puntati, in particolar modo, sulle novità apportate dal colosso di Menlo Park.

In primo luogo, i giovanissimi (di età compresa tra i 13 e i 15 anni) avranno bisogno del consenso di un genitore per accedere alla piattaforma, in modo da poter validare la scelta sul trattamento dei dati personali. 

Secondo le linee guida ufficiali, gli inserzionisti potranno continuare a usare tutte le soluzioni messe a disposizione da Facebook, come hanno fatto finora. Viene però specificato che ciascuna azienda si assume la responsabilità di assicurare la propria conformità al GDPR, così come quella alle leggi in vigore applicabili.

Sarò presto fornita la possibilità di negare il permesso alla condivisione delle informazioni personali relative a preferenze politiche, religione praticata e orientamento sessuale.

Twitter

Twitterdal canto suo, ha deciso di intraprendere la strada già seguita da Whatsapp alzando il limite di età (16 anni) per l’accesso a Periscope (l’applicazione di video streaming di proprietà dell’azienda). La piattaforma inoltre permetterà di visualizzare le informazioni salvate sul database e di decidere quali condividere e quali invece tenere private.

Linkedin

Allo stesso modo, anche Linkedin ha apportato alcuni cambiamenti al suo regolamento. La piattaforma preferita dai professionisti avrebbe già reso operative le modifiche a partire dallo scorso 8 maggio (perché, si sa, il tempo è denaro).

Si può venire a conoscenza dei dati in possesso della piattaforma. Si potrà eventualmente chiedere quali di questi non utilizzare e non condividere.

È in vigore un maggiore controllo sulle inserzioni e sui dati condivisi con gli inserzionisti. A propositi di pubblicità, si stanno portando avanti delle verifiche relative agli influencer che, con il nuovo regolamento, devono render noto di eventuali pagamenti recepiti per sponsorizzare brand e imprese.

Particolarmente gradita, la censura delle attività che riguardano molestie o incitamento all’odio.

Come puoi prepararti

Il futuro è il passato in preparazione.” Pierre Dac (attore e umorista francese).

  1. Devi leggere i 99 articoli della normativa. Tutti. Dall’inizio alla fine. Non sfogliare a casaccio spacciandolo per lettura intelligente! Non c’è scampo, questo è l’unico modo per capire nello specifico quali implicazione avrà il GDPR sul tuo business.
  2. Cerca di capire in che modo sono stati usati i dati dei tuoi utenti sino ad ora, e quali di questi sono soggetti alla nuova regolamentazione sulla privacy. Sembra difficile? Potrebbe esserlo in effetti, soprattutto per quanto riguarda il reperimento di tali informazioni. Sono perlopiù situate in cloud o, se sei fortunato, catalogate mediante l’utilizzo di software on-premise (programmi installati su un computer locale, quindi, già all’interno dell’azienda).
  3. Informati circa le policy adottate dalle “terze parti” ovvero quelle organizzazioni che si interfacciano con gli inserzionisti e che possono archiviare e condividere dati personali.

Se poi volessi valutare il tuo grado di preparazione in materia GDPR, Microsoft ha messo a disposizione un interessante test con cui potrai vedere se hai davvero capito come funziona la nuova normativa.

 

Fonti: Search Engine Watch & Digital Marketing Institute

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