Facebook moderazione contenuti

Trattamenti di favore a Pagine che incitano all’odio razziale, noncuranza delle regole base per la tutela dei minori, indifferenza verso la crescente diffusione di fake news. Questo e altro, nel documentario ad opera di Channel 4 dal titolo “Dentro Facebook: segreti di un Social Network” che svela la pessima gestione dei contenuti interni a Facebook.

Un giornalista investigativo sotto copertura è stato arruolato come moderatore all’interno della CPL Resources, il più grande centro per la moderazione dei contenuti di Facebook, con sede a Dublino. 

Ciò che si apprende dal documentario, lascia senza parole ma, allo stesso tempo, non stupisce. Sappiamo oramai molto bene gli infiniti vantaggi che trae Facebook dall’elaborazione dei dati dei suoi utenti. Allo stesso modo, siamo ben consapevoli del marcio presente all’interno della piattaforma.

Channel 4 ci pone davanti una realtà scomoda che, forse, è il momento di affrontare. 

Facebook e i minori

Facebook profilo

Il reporter si è dovuto sin da subito confrontare con contenuti palesemente violenti, tra cui immagini e video di aggressioni su bambini, lasciati liberi di circolare su Facebook nonostante le segnalazioni degli utenti e le richieste di rimozione. Ciò che si è sentito dire dai suoi superiori è di non intraprendere alcuna azione, nonostante il contenuto mostri ragazzi visibilmente al di sotto della soglia d’età minima consentita, ovvero 13 anni.

“Nessuno al di sotto dei 13 anni può avere un account” ha spiegato il trainer.

“Devono ammettere di essere al di sotto dei 13 anni per permetterci di agire, se non lo fanno fingiamo di essere ciechi e di non sapere come è fatto un minorenne.”  

E, a proposito della decisione di mantenere i video delle violenze, la risposta è stata:

“Se inizi a censurare troppo, le persone perdono interesse per la piattaforma, alla fine tutto si riduce a far soldi a fine giornata.”

Incitamento alla violenza e razzismo

Facebook e incitamento alla violenza

Durante le riprese del documentario, la Pagina Facebook britannica, di chiara impronta fascista, Britain First è stata finalmente chiusa ma, secondo quanto riferito dai moderatori di CPL Resources, la decisione è stata presa dall’alto. Nonostante infatti le numerose e continue violazioni alle politiche interne di Facebook, la Pagina è sempre riuscita ad evitare la chiusura.

“Hanno un sacco di iscritti, che generano un sacco di entrate. Sono protetti.”

hanno affermato i moderatori.

A proposito di fascismo e violenza, i trainer hanno incaricato il novello moderatore di ignorare qualunque commento razzista diretto ad immigrati.

Il boicottaggio degli inserzionisti

Facebook inserzionisti

Foto di Jerry Kiesewetter per Unsplash

Il malcontento cresce anche sul fronte dei grandi inserzionisti, che già da qualche tempo mostrano un evidente malumore verso le politiche interne di moderazione dei contenuti di Facebook.

Lo scorso Febbraio, il colosso mondiale della produzione di beni di consumo, Unilever (produttore, tra gli altri, di Dove e Magnum) ha minacciato apertamente di boicottare la piattaforma a causa dei contenuti negativi diffusi sulla stessa. Poco tempo prima, nel 2017, Procter & Gamble (patron di Pantene e Pampers), dopo un avvertimento simile, ha tagliato 100 milioni di dollari di spesa pubblicitaria destinati a Facebook, senza oltretutto ricevere alcun impatto negativo sulle vendite.

Ma non sono gli unici. Aumenta infatti il numero degli inserzionisti che, a gran voce, chiede a Facebook di affidare il controllo dei propri processi interni ad organismi indipendenti, al fine di garantire una maggiore trasparenza. Fino ad ora, tuttavia, non vi è stata alcuna risposta.

Facebook si difende

La replica di Facebook, al termine della trasmissione, non si è fatta attendere. Con un post sul blog ufficiale, viene fatto sapere che l’addestramento dei moderatori e tutti i materiali che ne regolano il lavoro verranno rivisti e aggiornati.

“Siamo grati al giornalista che ha portato tali errori alla nostra attenzione.” 

afferma il comunicato ufficiale.

Possiamo star sereni dunque?

Assolutamente no.

L’incrollabile fiducia di Zuckerberg

Facebook social network

Secondo il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, la cancellazione di contenuti, per quanto falsi e scorretti, non sarebbe eticamente giusta. Questo è quanto emerge da una recente intervista a Recode.  

Zuckerberg crede davvero che il suo social network abbia come mission principale quella di dar voce a tutti ed è fermamente convinto che tutti abbiano il diritto di sbagliare, persino quanti ancora persistono con il negare che l’Olocausto sia mai avvenuto (Zuckerberg è di origini ebraiche).

I più maliziosi potrebbero pensare che alla base di tali affermazioni viga, imperante, la volontà di non perdere ulteriori entrate derivanti dalle inserzioni pubblicitarie. Dall’intervista, tuttavia, emerge chiara la cieca fiducia del fondatore di Facebook verso la sua creatura. È convinto che il potere della sua rete sociale (social network, appunto) sia capace di far rinsavire tutti coloro che scrivono e diffondono fake news.

Niente censura dunque, ma un algoritmo (l’ennesimo) che, secondo Zuckerberg, ridurrà drasticamente le visualizzazioni di tutti i contenuti considerato nocivi.

Sarà davvero così? La disinformazione avrà una battuta di arresto? Le immagini e i video promotori di odio e violenza cesseranno di esser visti? Non ci resta che attendere, fiduciosi.

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