Facebook down. Tutti gli strumenti dell’impero Zuckerberg fuori uso contemporaneamente, per interminabili ore.

Negli ultimi tempi, in molti si sono domandati se il mondo sarebbe stato o meno un luogo migliore senza la presenza costante dei social media. In questi giorni ne abbiamo avuto un assaggio, con il blackout dell’intero ecosistema Facebook (compresi Messenger, Whatsapp e Instagram) per quasi un intero giorno. Come facile immaginare, ciò ha scatenato innumerevoli reazioni: alcuni hanno reagito con filosofia e altri sono precipitati nel baratro della disperazione. Ma cosa è accaduto davvero?

Le perdite di Facebook

Come da previsione, Facebook è tornato online, anche se alcune piccole problematiche persistono. In un tweet, la società ha imputato il persistente periodo di down della piattaforma ad un vago errore causato dalla “modifica delle configurazione del server”.

una modifica nelle configurazioni del server alla base del facebook down

Ora, sapendo che la maggioranza degli introiti dell’azienda derivano dalle inserzioni pubblicitarie poste al loro interno, la domanda è quantomai lecita: la società rimborserà coloro che hanno pubblicato un annuncio durante il famigerato Facebook down?

Come riportato da Reuters, Facebook starebbe valutando la possibilità di risarcire gli inserzionisti per gli annunci non pubblicati, o posti sulla piattaforma ancora semi-funzionante. Tuttavia, è improbabile che ciò avvenga.

Facebook genera circa 189milioni di dollari al giorno. Un’enormità, certo, ma prestiamo attenzione al contesto generale. Il social network fattura in media 69miliardi di dollari l’anno. Detto ciò, è evidente che le perdite derivanti da un giorno di down dei sistemi non siamo particolarmente significative. I rimborsi agli inserzionisti rientrano dunque a pieno nelle possibilità della società. Eppure, in tal senso, i termini di servizio della piattaforma sono molto chiari.

“Non possiamo prevedere quando potrebbero sorgere problemi con i nostri Prodotti. Di conseguenza, la nostra responsabilità sarà limitata alla massima estensione consentita dalla legge, e in nessun caso saremo responsabili per l’eventuale perdita di profitti, informazioni o dati, o per danni consequenziali, speciali, indiretti, esemplari, punitivi o incidentali derivanti da, o relativi a, Prodotti Facebook […].”

La piattaforma potrebbe quindi ricorrere a tale clausola, qualora qualche inserzionista volesse presentare richiesta di rimborso.

Facebook down: cosa abbiamo imparato

Facebook e Instagram sono tornati operativi, e non sembrano esserci preoccupazioni di sorta né alcun rischio che avremo nuovamente presto a che fare con un nuovo periodo di blackout dell’impero Zuckerberg. Il che sarà un sollievo per tutti coloro che si sentivano persi senza i loro preziosi feed social.

Le voci iniziali secondo cui i problemi fossero causati da un attacco DDOS si sono rivelate false. Ciò è quantomai di conforto per tutte quelle imprese che dipendono in maniera diretta dalla piattaforma: se Facebook fosse vulnerabile a questo tipo di attacchi, sarebbe infatti un grosso problema.

archiviata l'ipotesi di un attacco ddos per il facebook down

Superati gli attimi di panico, possiamo dire con assoluta certezza che quanto accaduto sottolinea un aspetto fondamentale del mondo dei social media.

È necessario, per le imprese, diversificare i propri processi produttivi e assicurarsi che non dipendano da un’unica piattaforma. La caduta di una rete delle dimensioni di Facebook può senz’altro causare delle interruzioni nelle attività di Social Media Marketing. Ma se tali problematiche ostacolano o paralizzano la tua intera impresa, forse è il caso di riesaminare il modo in cui operi sulla piattaforma, per evitare che il tuo lavoro subisca delle serie complicazioni.

Come notato, Facebook ha delle clausole, all’interno dei termini di servizio, che sollevano la società da qualunque responsabilità in caso di cessazione delle operazioni. Non avresti alcun rimborso, e il ricorso legale sarebbe una strada difficilmente percorribile.

Se la tua azienda dipende da una qualsiasi piattaforma, è vulnerabile. E il Facebook down di questo inizio 2019 ne è la conferma lampante.

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