social media Cina

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Il tipico adolescente cinese non ha mai sentito parlare di social media quali Twitter, Facebook o Instagram. Con ogni probabilità avrà solo una vaga idea di cosa sia Google, che, stando alle ultime indiscrezioni, a breve inizierà a far concorrenza a Baidu, il principale motore di ricerca in lingua cinese.

Negli ultimi dieci anni la Cina ha bloccato tutti i social media occidentali e migliaia di siti web stranieri, come New York Times e Wikipedia. Al loro posto, sono nati una miriade di siti adibiti a svolgere le stesse funzioni ma sotto il rigido e costante controllo del governo.

Una nuova generazione di giovani adulti è cresciuta con un Internet nettamente differente da quello del resto del mondo.

Crescere in una bolla

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Molti giovani non sanno cosa sia Google o cosa facciano esattamente social media come Facebook, e ciò crea un abisso rispetto ai loro connazionali occidentali.

Eppure, abituati ai servizi online e alle app locali, sembrano non avere il minimo interesse a sapere fino a che punto ciò che apprendono online, sia stato sottoposto a censura o studiato a tavolino dal governo. Questo permette a Pechino di costruire un sistema di valori alternativi, in competizione con quelli diffusi nelle democrazie liberali occidentali.

La tendenza è destinata a diffondersi. La Cina infatti progetta di esportare il suo particolare modello di Internet anche in altri paesi, quali Vietnam, Tanzania ed Etiopia.

Tali risultati si rivelano essere l’opposto di ciò che i padri fondatori del web avevano previsto sarebbe stato l’effetto di Internet. Sono tramontati dunque i sogni di un Internet, e un mondo, più liberi e, con essi, anche la speranza di molti colossi tecnologici americani di ottenere un piccolo pezzo dell’enorme mercato cinese.

Tuttavia, se anche Facebook o altri social media dovessero (ipotesi quantomeno fantasiosa) ottenere l’approvazione del governo ed essere esportati anche in Cina, è assai probabile che vadano incontro all’apatia dei più giovani e non ottengano il successo sperato.

L’esperimento

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Foto di Zhang Kaiyv per Unsplash

Due economisti della Peking University e della Standford University hanno concluso, dopo un esperimento durato 18 mesi, che gli studenti universitari cinesi sono indifferenti alla possibilità di avere accesso ad informazioni non censurate e politicamente sensibili.

Nel corso dell’esperimento, i ricercatori hanno fornito, a quasi 1000 studenti in due università di Pechino, degli strumenti gratuiti per aggirare la censura. Con grande sorpresa, hanno scoperto che quasi la metà non li usava. Coloro che invece ne avevano usufruito, non avevano trascorso molto tempo a navigare su siti bloccati e social media.

I nostri risultati suggeriscono che la censura in Cina è efficace. Non solo perché il regime rende difficile accedere a informazioni sensibili, ma anche perché promuove un ambiente in cui i cittadini stessi non trovano la necessità di reperire altre informazioni.” hanno scritto i due studiosi.

Google e social media: un disinteresse relativo

I giovani che si allontanano dalla Cina (perlopiù per esigenze di studio) sono costretti ad apprendere un nuovo ecosistema web, completamente diverso da quello conosciuto.

“Le app cinesi diventano inutili non appena ti trasferisci all’estero” riferiscono gli espatriati, a rimarcare il controllo e la diffusione selettiva di notizie e informazioni divulgate dal governo. Di ritorno in Cina, per far visita ad amici e parenti, affermano inoltre di trovare difficile non poter usare Google.

La mancanza di interesse verso la grande G e i social media potrebbe dunque considerarsi relativa. “Non puoi sentire la mancanza di qualcosa che non hai mai avuto”, dice il detto. E questo è quanto mai applicabile alla società cinese.

Futuro e ottimismo

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Lo scorso marzo, il gigante dei social media Tencent ha intervistato più di 10,000 utenti nati intorno agli anni 2000. Quasi 8 su 10 hanno riferito di pensare che la Cina fosse al suo massimo splendore e che stesse diventando un Paese migliore giorno dopo giorno. Quasi la stessa percentuale si è detta molto ottimista riguardo al futuro.

Se ti trovassi in Cina e chiedessi ad un giovane, con una conoscenza anche solo marginale del panorama web occidentale, se è interessato a conoscere e a navigare su siti quali Google o Facebook, ti sentiresti rispondere, con ogni probabilità: “Non ho bisogno di loro.” o, ancora meglio, “Le app cinesi hanno tutto.”

Alcuni, lasciato il paese per brevi periodi di vacanza ed entrati in contatto con altre realtà e altri modi di vivere Internet, hanno scoperto che altri paesi sono coinvolti in guerre e rivolte. Il commento tipo? “La Cina è meglio.”

La Cina è un paese in via di sviluppo e ha bisogno di stabilità sociale.” Questa la linea che il Partito Comunista divulga e diffonde alla popolazione per mezzo di testi scolastici, social media e giornali locali.

Il Regime Comunista ha costruito una bolla. Un sistema chiuso per tenere lontana la società cinese dall’odiato consumismo di stampo americano. Il governo è riuscito nel suo intento di costruire una società idilliaca, in cui il nazionalismo occupa una componente fondamentale nelle vite dei cittadini.

 

Fonte: New York Times

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