Honda e Unilever sono solo alcune delle grandi aziende ad aver annunciato l’interruzione delle proprie campagne pubblicitarie su Facebook. Una decisione, questa, presa a sostegno dei movimenti per i diritti civili. Sarebbero oramai più di 120 le aziende in prima fila per il boicottaggio di Facebook.

Unilever si unisce al boicottaggio di Facebook
Il tweet di Unilever che annuncia l’interruzione degli ads sui social

La posizione di Coca-Cola

Alcune, come Coca-Cola, non hanno dichiarato la propria adesione all’iniziativa. Allo stesso tempo, hanno però deciso di mettere in pausa gli ads per un breve periodo. A tal proposito si è espresso James Quincey, CEO della compagnia.

“Non c’è posto per il razzismo nel mondo e non c’è posto per il razzismo sui social media. A partire dal 1 luglio la Coca-Cola Company metterà in pausa la pubblicità a pagamento su tutte le piattaforme di social media a livello globale per almeno 30 giorni. Utilizzeremo questo periodo per rivalutare le nostre politiche pubblicitarie per determinare se sono necessarie revisioni. Ci aspettiamo anche maggior responsabilità e trasparenza dai nostri partner sui social media.”

Pur non unendosi esplicitamente al boicottaggio di Facebook, il messaggio appare forte e chiaro. La richiesta di maggiore trasparenza da parte di un gigante commerciale come Coca-Cola contribuisce ad aumentare le pressioni sulla piattaforma.

La risposta di Facebook

Questa la nota diffusa da un portavoce della piattaforma.

“Investiamo miliardi di dollari ogni anno per mantenere la nostra community al sicuro e lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy. Ci siamo aperti ad un audit sui diritti civili, e abbiamo bannato 250 gruppi di suprematisti bianchi da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto nella AI ci permettono di trovare quasi il 90% dei discorsi di incitamento all’odio su cui interveniamo prima che siano segnalati dagli utenti, mentre un recente rapporto della UE ha rilevato che Facebook ha valutato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube. Sappiamo che abbiamo ancora molto lavoro da fare e continueremo a lavorare con i gruppi per i diritti civili, il GARM e altri esperti per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e politiche per continuare questa lotta.”

Una risposta atta a garantire che Facebook non stia con le mani in mano come molti vorrebbero credere. Eppure, visto il proliferare di odio e intolleranza sul social, non pare ancora abbastanza.

Come è nato il boicottaggio di Facebook

Il boicottaggio pubblicitario è stato organizzato da un gruppo di diverse associazioni per i diritti civili. Tra queste, Color of Change, la NAACP e la Anti-Defamation League. La protesta nasce come risposta alla lunga storia di Facebook che ha permesso, nel tempo, il continuo diffondersi di contenuti razzisti, violenti e falsi. In particolare, il gruppo richiede a Zuckerberg di adottare un maggior controllo contro l’hate speech e un esame più attento sui grandi gruppi iscritti al social network.

proteste a favore del Black Lives Matter
Proteste in favore del Black Lives Matter (foto di Life Matters per Pexels)

Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto del boicottaggio di Facebook. La piattaforma guadagna miliardi di dollari pubblicità. È improbabile che il ritiro degli annunci per un periodo di soli 30 giorni possa in qualche modo influire sulle entrare pubblicitarie complessive. Tuttavia, la pressione degli inserzionisti arriva in un momento di guadagni non troppo floridi. Complice l’emergenza sanitaria in atto, infatti, la piattaforma ha segnalato una notevole riduzione nei guadagni derivati dagli ads.
Zuckergerg, dal canto suo, rimane fermo nelle sue decisioni. Il leader di Facebook ha difeso la sua volontà di non volersi porre come “arbitro della verità” e ha ripetutamente rimarcato il suo disagio nel porre limiti ai discorsi degli utenti. A chiarire ancora di più la posizione della piattaforma, una dichiarazione di uno dei dirigenti di Facebook, secondo cui la società “non apporta modifiche alle policy sulla base della pressione data dalle entrare.”

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